Ragazzo che studia

Gli esami di Stato – sia la terza secondaria di primo grado sia la maturità – rappresentano un passaggio che coinvolge preadolescenti e giovani non solo sul piano cognitivo, ma in tutte le dimensioni della persona. L’aspetto emotivo, in particolare, diventa un fattore decisivo: può facilitare oppure ostacolare un apprendimento efficace in vista della prova. Questo perché l’esame richiama la percezione di sé, delle proprie competenze e del proprio valore; espone al giudizio di insegnanti, compagni, genitori e figure significative; tocca l’autostima, spesso ancora fragile; e incide sull’identità personale, che in questa fase evolutiva è in piena costruzione.

È quindi naturale che l’esame generi ansia e si configuri come un vero e proprio rito di passaggio, capace di influire sulla crescita del ragazzo e di coinvolgere l’intero sistema familiare.

Come possono allora i genitori accompagnare i figli affinché questo momento diventi un’esperienza di crescita, e non un evento carico di pressioni e vissuti negativi?

Un primo aspetto riguarda la capacità di vedere sé e il figlio come persone distinte. Il processo di separazione e individuazione, tipico dell’adolescenza, può essere ostacolato quando il genitore fatica a riconoscere il figlio come “altro da sé”. In questi casi, il successo scolastico del ragazzo viene vissuto come misura del proprio valore genitoriale, generando ansia, controllo e talvolta la tentazione di sostituirsi allo studente. È invece fondamentale che la preparazione e l’esame siano frutto dell’impegno del giovane: il successo deve essere suo, non del genitore, se si vuole sostenere una crescita sana dell’identità e dell’autostima.

Il genitore è quindi chiamato a gestire anche le proprie ansie, evitando di trasferirle sul figlio e aiutandolo a contenere la sua, che in un contesto d’esame è del tutto fisiologica. Da questo può nascere una crescita significativa nella capacità di affrontare situazioni emotivamente impegnative.

Cosa fare dunque concretamente?

1) Vivere e far vivere l’esame come un passaggio, aiutando a considerarlo come un’occasione per mettere alla prova impegno e competenze, ricordandogli che il suo valore personale non dipende dal risultato.

2) Svincolare il figlio dalle proprie aspettative evitando pressioni dirette e indirette, confronti o richieste di prestazioni massime. L’obiettivo non è raggiungere gli standard degli adulti, ma permettere al ragazzo di esprimere il meglio di sé.

3) Aiutare senza sostituirsi. Questo implica lasciare che il giovane svolga il proprio compito nei tempi necessari, senza imporre ritmi insostenibili. Il supporto può riguardare l’ambiente di studio, l’ascolto dei contenuti, l’incoraggiamento emotivo.

4) Creare le condizioni per uno studio efficace prestando attenzione a riposo, alimentazione, pause e movimento, elementi essenziali per mantenere concentrazione ed equilibrio.

3) E al termine… sapersi congratulare, riconoscendo l’impegno personale del ragazzo, indipendentemente dall’esito senza confronti con altri. È un successo personale che come tale va riconosciuto e valorizzato.